Firmato ieri mattina l’accordo tra il Comune di Cosenza, l’Aterp e l’università per le residenze universitarie nel centro storico
Potrebbe, per dirla con Mimmo Frammartino, essere il sintomo più significativo dell’avvenuto inizio della tanto strombazzata “fase due”. Potrebbe, come sin troppo spesso accade, essere invece di stimolo a tante, troppe polemiche. Ma al momento, il sindaco e i suoi esibiscono soddisfazione. La decisione, presa in accordo con l’Aterp e l’Università, di destinare vari palazzi del centro storico alla residenza universitaria, consente di cogliere più piccioni con una sola fava: innanzitutto, rilanciare il centro storico, dopo il recente declino. In secondo luogo, creare un raccordo tra capoluogo e università e quindi, per concludere, far pesare di più la città dei bruzi nelle dinamiche dell’università, consentendo un’ampliamento delle capacità residenziali di quest’ultima. Di queste ed altre temati che, si è parlato ieri mattina a palazzo dei Bruzi, durante il dibattito che ha preceduto la firma dell’accordo tra il Comune egli altri due enti per inserire il capoluogo nella residenzialità universitaria. «É l’occasione per legare due poli importanti dell’area urbana, come l’università e il centro storico di Cosenza», ha esordito il vicesindaco Franco Ambrogio, che subito dopo ha tratteggiato le linee essenziali di quest’iniziativa: l’Aterp metterà a disposizione vari palazzi. Tra cui palazzo Bombi e palazzo Cosentini, che saranno a disposizione a partire dal prossimo anno accademico. Mentre l’Amaco assicurerà un servizio-navetta per l’università. Al resto provvederanno gli imprenditori. Dal canto suo, il rettore Giovanni Latorre ha esibito con soddisfazione i
riconoscimenti ottenuti recentemente da Repubblica, che ha classificato l’Unical tra i primi atenei italiani per qualità dei servizi. L’ampliamento delle potenzialità residenziali potrebbe far crescere ulteriormente l’ateneo calabrese. Giuseppe Marchese, il commissario dell’Aterp, invece, ha affrontato l’aspetto relativo alla riqualificazione: «La sola edilizia popolare non basta, se si vuol far svilupparre una zona. Rivalutare un centro storico» significa «riscoprire l’anima di una città». Che, secondo il sindaco Salvatore Perugini, può riacquistare la centralità nell’area urbana anche grazie ad iniziative come questa.