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mercoledì, 08 settembre 2010 - 15:47
Direttore Antonello Troya Area giornalisti
Il j'accese di le Donne alla Guardia di Finanza
18/01/08 - Cosenza


Durante l’audizione alla commissione parlamentare antimafia ha parlato di pochi controlli sui flussi finanziari sospetti
C’è una parte della Guardia di Finanza in Calabria che è corrotta e che non agisce nell’interesse dello Stato. La rivelazione choc l’ha fatta il procuratore aggiunto della direzione distrettuale nazionale antimafia, Emilio Le Donne, nell’audizione alla Commissione Parlamentare Antimafia sul caso Calabria. Il Magistrato ha accusato una parte delle Fiamme Gialle di essere «stata corrotta» e di non avere «controllato a sufficienza i flussi finanziari sospetti ». Nella parte dell’audizione secretata, il magistrato ha fatto riferimento alle operazioni di investigazione contabile sui grandi centri finanziari, sui mercati della globalizzazione e sul movimento di denaro propedeutico al riciclaggio. Le Donne, dopo la riunione della Commissione Parlamentare, aveva detto semplicemente «Audizioni secretate, non parlo». «Non posso né commentare né dire altro sull’audizione in commissione antimafia. C’è l’obbligo del segreto assoluto». Questa la dichiarazione del sostituto della Direzione Nazionale Antimafia Emilio Le Donne, sasulla situazione della città bruzia, in merito all’utilizzo dei finanziamenti per la 488 rispetto alla quale era stato ascoltato dalla commissione presieduta da Francesco Forgione. «Quello che è oggetto dell’audizione - aveva aggiunto il magistrato - è stato secretato». «La ricchezza della Calabria si può concentrare in 3 o 4 società, titolari di 2.479 appartamenti e 2.260 terreni». Questo uno dei passaggi dell'audizione di ieri davanti la commissione nazionale antimafia del sostituto della Dna direzione


Il j'accese di le Donne alla Guardia di Finanza
 

nazionale calabrese Emilio Ledonne, in merito all'utilizzo a Cosenza dei finanziamenti per la 488, riportato oggi dai giornali locali. «Le stesse società - aveva aggiunto ancora Ledonne in commissione - sarebbero titolari di 50 mila conti correnti, con depositi per 10 mila milioni di euro e 171 milioni di euro in titoli». Società, queste, secondo il magistrato, che sarebbero accomunate da un dato: avere la domiciliazione fiscale nello stesso studio di Cosenza, sebbene non tutte cosentine.

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