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| «Ipg, monsignor Agostino sapeva» |
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19/07/08 - Cosenza
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I lavoratori dell’Istituto Papa Giovanni XXIII scrivono all’ex vescovo: «Siamo indignati»
Sono ancora i lavoratori dell’Istituto Papa Giovanni XXIII a scendere in campo. Attraverso una lettera aperta vogliono rispondere a Monsignor Agostino, in merito ad alcune affermazioni fatte da Sua Eccellenza, nei giorni scorsi. “Ancora una volta siamo indignati ed umiliati per le affermazioni di Mons. Giuseppe Agostino riportate sui vari quotidiani locali martedì 15 luglio scorso. Chi scrive è un gruppo di lavoratori dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra D’Aiello con il senso del dovere nei confronti di coloro che soffrono in silenzio bisognosi di amore, affetto, comprensione. Facciamo presente – si legge - che gli utenti stanno pagando un prezzo troppo alto e Lei non può dichiarare di essere estraneo al comportamento del suo sacerdote prediletto affermando “di non essere a conoscenza di quello che accadeva”. Nell’anno del 2004 Ella visitò l’istituto Papa Giovanni denunciando tramite mass media una situazione di forte disagio definendo la struttura un lager con dentro poveri Cristi in croce, una bestemmia sociale la definiste; prese l’impegno di trasferire l’arcivescovato all’interno dello stesso Istituto, (la povera gente ancora la sta aspettando)”. Parole dure, quelle di questi lavoratori, che giornalmente si recano sul posto di lavoro per assistere persone bisognose, pur con molti sacrifici. Adesso quello che si chiedono e chiedono a Monsignor Agostino, sono alcune domande, domande, che “sorgono spontanee”, a chi ogni giorno vive situazioni difficili. “Perché non ha mantenuto la promessa? Perché non si è rivolto alla magistratura? Perché non fece dimettere il responsabile di tutto ciò? Le varie manifestazioni dei lavoratori presso la Curia per difendere i propri diritti non la riguardavano? Avrà pensato che si potesse nascondere o cancellare ancora una volta un’amara verità! Facendo inoltre riferimento alla cassa integrazione le
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confidiamo con tutta onestà se un sussidio al reddito può sembrare tale, evviva la coerenza. Per fortuna nostra – conclude la missiva - è comparso dal cielo un angelo custode che sta dando luce al nostro calvario senza fine cer cercando di restituirci almeno la dignità di persona. Concludiamo con un piccolo pensiero e l’auspicio che giustizia terrena venga fatta al più presto per quella divina confidiamo in Dio come sempre. E’ facile gestire per chi ne ha la possibilità la propria vita. Improbabile invece è ricevere ciò che ti spetta quando si dipende dagli altri”.
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